Accanto ai poveri con spirito di fraternità

Nelle grandi stazioni italiane e lungo le vie vediamo spesso persone stese sui marciapiedi, sedute ai lati della strada o appoggiate ai muri degli edifici. Sono persone senza fissa dimora che a volte “disturbano” il ritmo quotidiano del nostro andare, ma che - se abbiamo il coraggio di guardare - ricordano al nostro cuore e alla nostra vista che i poveri esistono… e non lontano dalla nostra realtà!

Da molti anni a Roma è nato un coordinamento di Parrocchie, Associazioni e Volontari che ogni sera dona tempo e disponibilità a queste persone. Pur nella gratuità del servizio l’attività viene promossa con cura e attenzione, coordinata nel suo insieme dalla Comunità di S. Egidio.
Anche noi offriamo un “segno di prossimità” collaborando con il gruppo che opera alla Stazione Ostiense a Roma.
Sembra di aver cominciato ieri, ma sono già trascorsi più di due anni da quando condivido, con altri volontari, il servizio settimanale di distribuzione pasti in Piazza Partigiani.

Ogni mercoledì sera è una novità, sia per l’incontro con le persone che vengono a mangiare - a volte visi conosciuti perché incontrati nelle settimane precedenti, spesso volti nuovi di persone arrivate in Italia da poco - sia per l’incontro con i volontari, con i quali si condivide non solo il servizio, ma anche momenti di vita attraverso brevi chiacchierate di confronto e di scambio di opinioni. In concreto le novità nascono dalle relazioni umane che si vivono!
Per la maggior parte i fruitori del servizio sono stranieri, in prevalenza afghani, pertanto le comunicazioni risultano difficoltose. La lingua inglese ci permette qualche breve colloquio, ma spesso le parole non sono necessarie, bastano i gesti o gli sguardi per capire di cosa hanno bisogno e far capire loro quello che si vuole dire.

Di frequente mi capita di fermarmi a riflettere sul perché la nostra società permette che esistano situazioni di degrado così evidenti. Mi rendo conto quanto poca cosa sia il mio contributo a questo servizio...
Ma nel cuore sento che anche questo piccolo dono è importante perché permette di creare relazioni fra persone, a volte di intesa. Capita così quando, insieme - volontari e fruitori - ci aiutiamo a preparare i tavoli dove si colloca il cibo da distribuire, oppure al termine della serata quando ripuliamo i marciapiedi dai piatti e bicchieri lasciati per terra.

Ma anche - di contrasto - quando si crea confusione nel far fare la fila e bisogna aiutarsi con la voce per richiamare all’ordine: “non spingete… state in fila… ce n’è per tutti… uno per volta…”.
Così noi volontari siamo spinti ad essere più efficienti, a far meglio il servizio, cercando di non creare disagi e alla fine della serata, quando ci salutiamo, ci ringraziamo a vicenda e con il sorriso sincero. Ci auguriamo una buona notte  -  maggiormente a coloro che trascorrono la notte per strada perché vengano preservati da situazioni di malessere - nella speranza che il giorno dopo porti un cambiamento favorevole delle loro condizioni.
Questo mi commuove molto e mi dà la carica per continuare. Quando penso che molti di loro hanno l’età dei miei figli allora non vedo l’ora che trascorra la settimana per essere di nuovo in mezzo a loro, impegnandomi a dare prima di tutto rispetto, dignità e ammirazione perché così giovani hanno avuto il coraggio di sperare.
Calogero