|
“Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità”. Queste parole di S. Giovanni Crisostomo sembrano scritte per noi, che anche quest’anno leggiamo le tristi cronache delle vittime, morte a causa del gelo.
Le strutture aperte per fronteggiare l’emergenza freddo non sono sufficienti a rispondere al bisogno.
Basta girare per le stazioni di Roma per capire di cosa stiamo parlando: tanti italiani e stranieri continuano a dormire per strada, in condizioni di estrema precarietà. Ma quale realtà si nasconde dietro la parola ‘precarietà’?
Dormire su una panchina o dentro una baracca significa non avere un posto dove lavarsi e mettersi qualcosa di pulito addosso, perdendo le condizioni di ‘presentabilità nella vita civile’; significa passare la vita a correre da una parte all’altra per soddisfare i bisogni primari: lavarsi, mangiare, ripararsi dal freddo; significa perdere il proprio vissuto e non poterlo riempire di speranza.
Anch’io ho dovuto attraversare questo deserto e conosco la crudezza della precarietà. Eppure so che la vita è bella e sempre degna di essere vissuta. Da sedici anni rinnovo continuamente le mie giornate e ringrazio le persone, che mi hanno accompagnato con la loro presenza. Sento di aver potuto anch’io condividere con loro, perché tutti possiamo testimoniare qualcosa con le nostre esperienze di vita, perfino le più aspre e difficili.
Credo fermamente che tutto ciò che ci percuote ci rinvigorisce. A volte coloro che sembrano tanto diversi da noi hanno molte cose da insegnarci, soprattutto possono aiutarci a crescere in umanità, se non permettiamo alle angosce e miserie di guidare la nostra vita. Avvicinarci in punta di piedi e instaurare un dialogo con chi vive queste situazioni di emarginazione potrebbe sorprenderci. Potrebbe aiutarci a sconfiggere la paura dell’altro o la nostra presunta superiorità.
Ai fratelli che sfuggono a questo incontro, perché schiavi dell’alcool o della droga - che è il modo migliore per emarginarsi totalmente - auguro di trovare un vero amico, che li accompagni lungo i sentieri frastagliati della lucidità e delle ricadute.
Ispirata all’Euro-sleep out, manifestazione nata a Bologna negli anni ’90 “La notte dei senza fissa dimora” è stata promossa dall’associazione Terre di Mezzo a Milano e si è poi estesa a molte altre città italiane con lo scopo di informare denunciare e condividere, per una notte, con tutta l’opinione pubblica la vita e l’esperienza dei senza fissa dimora. Si svolge nel mese di ottobre in concomitanza con il 17 ottobre, giornata mondiale Onu contro la povertà. Si mangia insieme e ci sono anche momenti di festa, musica e danza. Durante la notte viene distribuito dalle associazioni materiale informativo aggiornato su questa realtà e sono presenti i rappresentanti delle amministrazioni, invitate a prendere impegni concreti. È un’occasione importante per guardarsi negli occhi come persone e superare stereotipi e preguidizi, un primo passo perchè cambi qualcosa.
|