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Questa è la storia del piccolo J.E. del Senegal, una delle tante storie di bambini sparse in tutto il mondo e in particolare in quei paesi dove la giustizia non è cosi forte e a favore dei più piccoli.... J.E. è nato l’11 maggio 1997 in un ospedale di Dakar, ma durante il travaglio del parto ha subito un trauma, dovuto probabilmente all’inadempienza di alcune infermiere. Non si sono conosciute subito le conseguenze provocate da questo evento sul bambino ma, cercando giustizia, il padre ha deciso di denunciare le infermiere. Dopo non molto tempo, però, le accuse sono state ritirate: l’insistenza dei familiari, la paura di ritorsioni e l’impossibilità di far fronte alle spese per gli avvocati hanno convinto i genitori a rinunciare a chiedere un rimborso economico per il figlio. J.E. è cresciuto apparentemente sano. Solo dopo alcuni mesi, attraverso dei controlli medici, è stato accertato che era sordo. Nel villaggio, dove viveva con i nonni, il bambino ha frequentato la scuola primaria per quattro anni, ma i risultati sono stati davvero scarsi. Il padre ha deciso, allora, di riportarlo a Dakar. Le visite mediche specialistiche hanno prescritto l’utilizzo di due apparecchi uditivi, che la famiglia non era in grado di acquistare data l’entità della spesa. Sembrava proprio che non ci fossero soluzioni per J.E. e la sua situazione era aggravata dal fatto che l’handicap uditivo lo escludeva anche dalla possibilità di frequentare la scuola. Gli anni sono passati, J.E. è cresciuto e il padre non ha smesso di cercare e di bussare a varie porte. Un giorno ha incontrato Sr. Sophie e le ha raccontato il suo problema. La suora, senza perdere tempo, ha coinvolto Sr. Laura e l’intera comunità. Insieme hanno cercato una soluzione ed alla fine hanno deciso di richiedere un contributo alla Onlus per l’acquisto degli apparecchi uditivi. Finalmente a marzo di quest’anno J.E. ha cominciato ad ascoltare i primi suoni.Sr. Sophie racconta: “Mi sono presa cura personalmente del bambino. Ho iniziato ad insegnargli come ascoltare i suoni ed abbiamo cominciato a ripetere insieme qualche parola. È emozionante vedere lo stupore nel suo volto ogni volta che ascolta un suono nuovo. In due mesi ha fatto progressi incredibili, ma sarà necessario un lungo lavoro di pazienza e perseveranza perché ci sono molti suoni che ancora egli non riesce ad emettere”.
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