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Costruire un sogno

Per festeggiare questi 10 anni della Onlus abbiamo chiesto ad Andrea Canova, associato delle Suore Francescane dei Poveri ed amico di Progetto Miriam “da sempre” di raccontarci, quale “testimone oculare” qualcosa di questo tempo vissuto insieme a noi.

“Esercitare” la carità nell’ambito di un territorio che è regolato da disposizioni giuridiche, fiscali ed economiche con carattere nazionale, regionale o comunale è una grande sfida. Da questa sfida è nato e cresciuto il sogno di Progetto Miriam.
Poche suore con una piccola, grande Congregazione alla spalle, che provano, con perseveranza, a rispondere ai bisogni di donne che vogliono ritrovare la libertà perduta e che desiderano, anche inconsapevolmente, risanare la dignità strappata. Donne che, più semplicemente, provano a volersi bene.
Inizialmente ero un po’ arrabbiato per gli sforzi che dovevano, e debbono essere profusi per relazionarsi con i vari Enti pubblici e privati, rispondendo ai tanti doveri legali. Ma di più, sono sempre stato stupito e conquistato di come una sparuta comunità di suore, supportate da qualche amico o volontario, da qualche consulente arrivato al momento opportuno, sia riuscita a destreggiarsi con statuti e regolamenti, con autorizzazioni all’esercizio e accreditamenti, con bilanci e assemblee, con contratti e  convenzioni, senza sottrarre energie alla relazione di aiuto per queste donne.
E’ stata la prima esperienza di servizio in cui, con grande meraviglia e commozione, è maturata la consapevolezza di trovarmi dentro a “un’opera di Dio”. Proprio la difficile integrazione tra dedizione e cura umana, dispensate a favore del Progetto fin oltre le “normali” possibilità, e l’ottemperanza a norme che regolano la gestione di un’associazione e di una casa di accoglienza, ha sempre trovato un valido “Socio” nella Provvidenza che mai ha fatto mancare il contributo indispensabile alle necessità dell’impresa.
Quando tenevo la prima nota e la contabilità dell’associazione e il Progetto aveva cominciato a svilupparsi, venendo riconosciuto dagli Enti Locali, ricordo di aver pensato che presto tale impresa avrebbe potuto camminare e sostenersi da sola. Molto presto, questi pensieri presuntuosi vennero smentiti. La crisi economica, già da molti anni, ha modificato le politiche sociali e quindi quelle voci dei bilanci pubblici con cui si destinano dei contributi a favore dei “poveri”.
Ho assistito alla chiusura di alcune case di accoglienza, simili a Progetto Miriam, che sussistevano solo in funzione delle erogazioni degli Enti Locali. Fu allora che mi resi conto che la presenza e il supporto silenziosi della Congregazione delle Suore Francescane dei Poveri altro non erano che la ferma e fedele presenza di Dio, primo garante di questa impresa. Il Suo sostegno è stato vitale nei momenti in cui lo scenario criminale che fa da sfondo all’abuso e allo sfruttamento delle donne si modificava repentinamente per rispondere ai cambiamenti legislativi e culturali.
La partecipazione di questo “Socio” si è prodigata negli avvicendamenti delle suore, dei volontari e amici, delle responsabili del laboratorio o dei dipendenti che nel tempo si sono susseguiti nella gestione di questa casa, sostenendo la cura di coloro che la abitano e la frequentano.
Progetto Miriam è un MIRACOLO.
Tutti quelli che vi cooperano, lavorano al Progetto come se tutto dipendesse da loro. Alcuni pregano come se tutto dipendesse da Dio.

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