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Quando la creatività genera Pace

 

Negli ultimi anni ho aiutato  Progetto Miriam, e in particolare l’esperienza del Laboratorio, nelle sue “uscite” di sponsorizzazione in feste e sagre parrocchiali e paesane. Ho sempre ammirato lo stupore di chi si ferma davanti alla nostra bancarella. Ogni singolo oggetto parla dell’amore di chi lo ha pensato e di chi lo ha creato. In pochi riescono a non allungare le braccia per toccare con mano queste creazioni.

Ho assistito a diverse scene simpatiche e curiose: dal classico “Me lo compri, mamma?” di un  bambino, all’anziana che per scegliere l’oggetto tocca ogni singolo elemento in esposizione, esclamando “Ma che bello! Chissà quanto tempo per fare questa cosa”, al signore distinto che per trovare la migliore profumazione passa in rassegna col naso tutte le saponette.

E’ proprio vero, dunque, “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, ciò che colpisce i nostri sensi, nei più svariati modi. Per me volontario, che conosco da dove vengono quegli oggetti, è un dono grande vedere apprezzati gli sforzi delle donne, che partecipano al Laboratorio Miriam, perché ogni cosa parla di loro, delle loro vite, della loro esperienza. Questi oggetti, nella loro semplicità, danno forma alla vita bella che le donne di Progetto Miriam vogliono ricominciare a vivere.

“Non è bello quel che è bello, ma è bello quel che è PACE”. Se questi oggetti sono, per le donne di Progetto Miriam, occasione per riscattare una vita bella, per me mettermi a servizio nei mercatini del Progetto è occasione per vedere segni di Pace.

Sì, perché conoscere la storia degli oggetti che con cura vengono riposti sul banchetto mette Pace nel cuore; rivedere dietro quelle creazioni il sorriso, la fatica e le storie delle persone, che le hanno create dona Pace; passare una giornata, dopo una settimana di lavoro, a disposizione di questa esperienza mette Pace, perché si trova nell’operosità di altri l’occasione per ridare operosità alla propria vita.


“Non è bello quel che è bello, non è bello quel che piace, è bello quello che è VERITA’”. L’esperienza di servizio a Progetto Miriam fa verità nella vita di tutti coloro che si avvicinano. E’ impossibile rimanere distaccati da quanto si respira nell’incontro semplice e familiare con le suore, nei veloci saluti e negli sguardi delle ospiti del Progetto, nel confronto con gli altri volontari.

Dietro ogni volto, così come dietro ogni persona sconosciuta che si avvicina al banchetto, si scopre il volto di un fratello e senza tante parole si entra in sintonia, perché ciò che ci accomuna è l’esperienza vissuta o condivisa.
Ho sperimentato che la vita bella di cui a Progetto Miriam si fa esperienza è riflesso della vita bella che Dio Padre ha riservato per ognuno di noi. La speranza che il Progetto e il Laboratorio donano alle donne che vi prendono parte è esperienza tangibile e non solo raccontata o progettata.
Marco

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