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Riprendere in mano la propria vita

“Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, ma cosa tu puoi fare per il tuo paese”. Una illuminata frase di J. F. Kennedy che, con una certa frequenza, si è presentata nella mia testa con riferimento a contesti di vita diversi. La famiglia, il lavoro, gli amici. La risposta non è mai semplice né scontata. Al contrario, come immagino accada a molti, mi sono trovata spesso a vivere un sentimento di inadeguatezza, un vero e proprio freno a mano, che ti impedisce di dare ciò che vorresti.Questo è il sentimento che ho provato anche quando mi sono affacciata per la prima volta a Progetto Miriam. Cos’ho io da dare? Io che non sono creativa, paziente, e non ho nemmeno un particolare spirito di sacrificio.
La risposta, però, è venuta da sé. Ed è stato un grande insegnamento. Non serve essere straordinari o avere doti particolari per poter far qualcosa per gli altri. E’ stato incredibile entrare a Progetto Miriam in punta di piedi e scoprire pian piano che semplicemente quello che sono, ciò che faccio o che ho fatto al lavoro o piccole abilità manuali, tutto ciò che può sembrarmi banale e poco importante, si tramuta invece in qualcosa di utile, in un dono per qualcuno.
Per questo mi piace pensare a Progetto Miriam come a un piccolo caleidoscopio: guardandoci attraverso puoi osservare mille forme di colori diversi e in ognuna puoi immaginarti come un piccolo tassello. Puoi dedicare qualche ora per insegnare italiano alle ragazze o ritagliare un po’ di feltro per il laboratorio la sera davanti alla televisione, supportare nella redazione di un progetto oppure partecipare ad una cena insieme, renderti disponibile per un mercatino di solidarietà o aiutare nelle pratiche amministrative, e mille altre cose.

Per ogni minuto speso ti viene restituito un universo di bene, dato da un meraviglioso sguardo riconoscente di una delle ragazze ospiti della casa di accoglienza, dalla gioia condivisa per un traguardo raggiunto, dalla soddisfazione per un nuovo progetto avviato, dal vedere un angioletto realizzato con i pezzi tagliati da te.

Ancora più incredibile, però, è poter vedere una persona riprendere in mano la propria vita, reinserirsi con tenacia nella società, grazie allo straordinario lavoro fatto da tutti coloro che partecipano a Progetto Miriam… e pensare che una piccolissima goccia l’hai instillata anche tu.
Sentirsi un dono semplicemente per ciò che si è, nel rispetto dei propri limiti e sensibilità. Questo mi sta insegnando l’esperienza a Progetto Miriam: volersi bene è lo strumento migliore per voler bene. Per tutto questo, grazie di cuore. Ilaria B.

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