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Una strada nuova da percorrere

Un giorno bussa alla nostra porta una giovane ragazza di 20 anni, chiede di essere accolta. Ha frequentato il nostro centro per alcuni mesi e ha partecipato a tutte le nostre attività.

Dopo varie vicissitudini riallaccia il rapporto con la madre e fa ritorno a “casa”. Ci lascia, come dono,  l’esperienza di questi mesi fatta per strada.


La strada mi ha resa più consapevole di me stessa, ho capito che posso farcela da sola e che ho una grande resistenza alle intemperie.
Prima di finire qui avevo un po’ timore dei senzatetto, un timore che mi era stato trasmesso dalle persone che hanno una casa; loro credono che tutti i senzatetto siano uguali, che non vogliono lavorare e sono gli unici colpevoli della loro condizione, che sono pericolosi e molesti.
Ora so che non è vero, dobbiamo smettere di pensare che tutte le persone di un certo gruppo sono fatte in un certo modo.
Anche qui ci sono persone oneste e disoneste, c’è odio e amicizia, amore e, come ovunque, c’è tanta gente a cui non importa niente degli altri.

Molti di noi non hanno scelto di dormire su una panchina sotto il sole e la pioggia. Anche cambiare continuamente casa d’accoglienza è molto stressante, vivere in una casa con tanti sconosciuti, persone sole, persone perse, malate, persone che puzzano. Nessuna intimità con se stessi, nessuna libertà, in una moltitudine che ci fa sentire ancora più soli. La mattina si deve uscire subito, anche se fuori c’è la tempesta, anche se è domenica, giorno in cui tutti rimangono a casa a riposare.
Giornate vuote, fuori. Tra i computer delle biblioteche a cercare annunci di lavoro, le librerie, i parchi.
Se non lo si vive sulla propria pelle, non si può capire cosa vuol dire non avere un posto proprio, sicuro, stabile, privato.
La casa e il lavoro fanno la dignità, se non hai un posto tuo dove vivere, svilupparti e riposarti, se non ti puoi sostenere da solo… se devi chiedere cinque euro per comprare delle mutandine non sei nulla.
Questa vita può portare alla depressione, per questo alcuni cercano conforto nell’alcol, mi chiedo se sia l’alcol a portare alla strada o se sia la strada a portare all’alcol...

Per noi pochi giovani che siamo in questa condizione è ancora più difficile, perché ci dicono che siamo maturi e dobbiamo cavarcela da soli, ma non è vero, i ragazzi della nostra età hanno ancora bisogno di qualcuno che li cresca e li protegga.
Almeno noi possiamo trovare lavoro, gli anziani e i malati invece non saranno mai assunti e finiranno i loro giorni abbandonati dalla società.
I volontari non sono tutti uguali, molti amano vantarsi di quello che fanno e ci guardano dall’alto al basso; altri quando ti passano il tuo piatto ti fanno sentire come se fossi in una casa normale, con tua sorella o tuo fratello che ti danno da mangiare.
Sono stata fortunata a incontrare Maria, che si è presa molta cura di me e mi ha portato nel centro Raggi di sole.

E’ così serena quando pulisce e rassetta il centro, le piace lavorare, sarebbe una perfetta padrona di casa. Ho pensato spesso che mi piacerebbe se avessimo una casetta noi due, io farei la figlia.

A Raggi di Sole ho conosciuto Suor Giuliana, a cui mi sono affezionata, nonostante io cerchi sempre di non amare. A volte le sboccia un sorriso sul viso, e diventa così luminosa che mi spiazza, non so mai come rispondere a un sorriso del genere, non lo merito. E’ stata molto premurosa con me.
Suor Barbara è sicuramente... unica. Porta i jeans, le scarpe da ginnastica e le magliette con i lupi, è schietta, duramente sincera, non sembra affatto una suora, sono contenta di averla conosciuta.
Ringrazio tutti voi di Raggi di Sole per non avermi lasciata sola, vi penserò sempre con affetto.                           
D.

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