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A Roma lo scorso mese un gruppo di attori, un gruppo di senzatetto e un gruppo di musicisti, hanno messo in scena uno spettacolo, facendo un viaggio nella leggenda attraverso una città che si nutre del senso di colpa delle persone. Abbiamo chiesto loro di raccontarci come è nato e come è stato realizzato lo spettacolo “La colpa”.
Durante le colazioni offerte a un gruppo di senzatetto nella nostra sede, noi della Casa delle Culture abbiamo cominciato a fare amicizia con le persone che venivano a ristorarsi, ad ascoltare le loro storie, appassionandoci ad esse. Per questo abbiamo provato a raccogliere le loro storie utilizzando una macchina da presa, in forma di intervista, ma il risultato non era soddisfacente: le storie cadevano inevitabilmente dentro stereotipi narrativi e perdevano immediatezza. Abbiamo allora pensato di fare interpretare non più la loro storia, ma la storia di un altro che avesse con quella degli elementi in comune. Il risultato è stato sorprendente: tutta la vivacità che era andata perduta passando dal rapporto personale al rapporto con la macchina da presa, veniva completamente recuperato.
Contemporaneamente abbiamo cercato di cogliere il rapporto tra la società e i senza fissa dimora: abbiamo intuito che la società ha bisogno della presenza di persone disagiate per sentirsi “buona”, ciò avviene quando sceglie di aiutare queste persone; ma ha bisogno anche di mantenere in vita una “immagine negativa”, con cui potersi raffrontare per confermare la propria positività. Questa valutazione della società - forse un po’ troppo negativa - ci ha portati ad ipotizzare una comunità formata da governanti e governati in cui questi ultimi debbano portare sulle spalle il peso di una colpa che non gli appartiene, ma che anzi è stata prodotta da un potere che, cibandosi del dolore degli altri, riesce sempre a produrre colpa e a proiettarla sul popolo.
La costruzione dello spettacolo ha occupato parecchi mesi: inizialmente ci siamo misurati con tante persone che portavano avanti la propria esistenza - o forse meglio la propria solitudine - senza rapportarsi mai veramente con l’altro. Poi, lentamente i tempi di ognuno hanno cominciato a convergere verso un tempo comune, le azioni hanno cominciato a sincronizzarsi e così è nato finalmente il gruppo che con indubbio successo ha messo in scena lo spettacolo “La colpa”. (Marco Carlaccini - Compagnia Ginepro Nannelli)
Domenica 16 ottobre è terminata l’esperienza teatrale che ha portato sei “senzatetto” sul proscenio del teatro Casa delle culture, a Roma. Tutto era nato nel mese di marzo 2011 quando il regista ed amministratore del Teatro, Marco Carlaccini, insieme alla moglie Patrizia hanno chiesto ad alcuni di noi se eravamo disposti a collaborare con loro per mettere in scena una rappresentazione con un valore educativo e sociale. Il tutto ha preso forma in uno spettacolo “La colpa” che abbiamo presentato nel mese di maggio per cinque giorni e ad ottobre per ulteriori dieci giorni nel teatro del rione di Trastevere. Cosa mi lascia quest’esperienza? Una scoperta “devastante” di come il nostro gruppo di “senzatetto” - quindi ognuno con le sue emergenze esistenziali e le problematiche conseguenti - sia riuscito ad essere coeso. Ben inteso alcune frizioni caratteriali dei singoli sono emerse, ma tutto si è poi realizzato nel migliore dei modi. E poi la scoperta che recitare, anche se soltanto con il corpo, può essere una forma di terapia: esistere come gruppo ci costringe a scoprire l’altro quindi ad arricchirci ma anche a “vincere” noi stessi, i nostri egoismi, senza pretende di superare l’altro. In qualche modo mi ha aiutato a capire meglio le parole di Gesù: “ama il prossimo tuo come te stesso”… credo abbiano veramente un senso! Ultimo, ma fondamentale, un apprezzamento particolare a tutti coloro che dietro le quinte - dal regista a chi lo ha coadiuvato in questa impresa – ci sono stati vicini come persone. Spero che anche loro si siano “arricchiti” del nostro essere. (Publio Valerio Lucio)
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