Raggi di Sole: un anno di condivisione

Nelle grandi città i “senza fissa dimora” sono generalmente piuttosto visibili pur essendoci luoghi in cui tendono a concentrarsi: le stazioni ferroviarie, le metropolitane e alcune vie centrali e periferiche costi-tuiscono luoghi di aggregazione. Ma il loro vero territorio è la strada.
Alcuni (e sono i più fortunati) trovano riparo durante la notte in Centri di Accoglienza, mentre durante il giorno “vagano” in attesa dell’apertura serale del Centro che li accoglie. Un ruolo importante, in tal senso, è svolto da alcuni servizi sociali e sanitari, ma accanto a questi è essenziale il bisogno di servizi orientati alla relazione.
E’ in questo contesto - quello della grande città di Roma -  che si colloca l’apertura del centro diurno “Raggi di Sole”, che ormai ha già più di un anno di vita.
L’iniziativa è nata dall’ascolto di molte persone che non hanno più una casa, degli affetti, delle relazioni, o una stabilità… e non vuol essere “semplicemente” un ambiente di rifugio, quanto piuttosto un luogo dove poter coltivare un clima di rispetto, stima e speranza, che sale dal cuore di chi, spesso, ha toccato l’angoscia, il fallimento e la solitudine.
Quindi non  solo risposte a bisogni primari, come cibo, lavaggio, biancheria, ricerca lavoro attraverso internet, (servizi tutti disponibili per gli ospiti del Centro), ma anche circoli di discussione attraverso l’apporto di una volontaria esperta e l’opportunità di fare una gita ad Assisi o di andare a vedere un film insieme.

Il mio incontro con il Centro Raggi di Sole e con le Suore Francescane dei Poveri è stato assai positivo, tanto che, a partire dalla prima riunione fino ad oggi, non sono mai mancato perchè mi sono affezionato.
Questo è l’aspetto più importante che emerge da questa bella esperienza perché si tratta della difficile ricucitura del tessuto affettivo - stracciato - di chi incorre, o meglio  precipita, nella condizione di senza fissa dimora.
L’aspetto principale di questo tipo di vita non è l’espulsione dal mondo del lavoro e neppure dal contesto sociale precedente. Il lato più doloroso è la perdita delle relazioni sentimentali, prime fra tutte quelle familiari.
A causa del baratro di solitudine in cui si scivola - irreversibilmente, sempre di più - il cuore tende ad indurirsi e nella fatica si cerca di far fronte alle difficoltà crescenti, con cui occorre imparare a barcamenarsi.
Al Centro Raggi di Sole sono arrivato grazie al consiglio di un conoscente. Lui mi disse dell’esistenza di questo Centro, attivo da poco, in cui era possibile ricevere un buon pasto in un’atmosfera raccolta (dovuta al ridottissimo numero dei partecipanti), oltre a poter usufruire di altri preziosi servizi come l’accesso ad internet  e la lavanderia.
Disponendo di notevole quantità di tempo libero, decisi di ficcanasare... e:  che contagiosa leggerezza di spirito si propaga dalla perfetta letizia delle Suore!
Non me la ricordavo; perché non esiste nulla di simile in tutte le associazioni di volontariato che ho conosciuto in anni di peregrinazioni presso tutte le comunità cattoliche e comunali operanti a Roma.
In via Colautti,  invece, si è come magicamente ricreata una grande famiglia di elementi stabili, e solidali.
Grazie a Suor Giuliana, Suor Barbara, Suor Roberta.
GRAZIE DI CUORE!                                                                   C.


Giovedi 18 marzo io e gli altri amici senza fissa dimora che frequentiamo gli accoglienti locali del Centro Raggi di Sole, insieme a  Sr. Barbara e Sr. Giuliana, abbiamo assistito alla visione di un film in un cinema del rione Trastevere.
Personalmente non avevo mai incontrato una realtà con  un’animazione pastorale e culturale così forte!
L’esperienza è stata davvero significativa perché abbiamo vissuto, insieme alle nostre suore, un momento di condivisione al di fuori dei pasti.
Questa disponibilità mi ha confermato che facciamo parte  della loro famiglia  di “Francescane CON i poveri”.
Il film che abbiamo visto era “Invictus”. La trama, forse la conoscete già, riguarda gli avvenimenti relativi alla liberazione ed elezione a Presidente del Sudafrica di Nelson Mandela. Erano i primi anni dell’abolizione dell’apartheid, anni non facili per la convivenza civile in quel bellissimo paese. Mandela intuì che un avvenimento sportivo - i mondiali di rugby del 1995 organizzati e vinti dal Sudafrica - potevano fare il miracolo di riunire bianchi e neri.
Dopo il film, parlandone tra noi, ci siamo chiesti da dove Nelson Mandela, dopo quasi trent’anni di carcere duro, abbia tratto la forza per gestire quei momenti così difficili.
Personalmente io sono rimasto molto colpito da una frase che il protagonista - Mandela appunto - pronuncia:
“Il perdono è l’arma piu’ potente”.
Detta da una persona che ha sofferto enormemente, che ha avuto senz’altro momenti di scoramento e disperazione, ha un’enorme valenza e mi invita a riflettere.
Ed è un invito che estendo a tutti i lettori: sappiamo anche noi, nella nostra vita quotidiana, “usare come arma” il perdono?                                                                                 L.


Nella gita organizzata ad Assisi dalle “Francescane con i poveri” del Centro raggi di Sole, un gruppetto di senza fissa dimora ha goduto di un viaggio - un vero e proprio premio per noi -  nella città del “poverello”.
Siamo stati accolti dall’ospitalità lieta delle suore, sue discepole, che vivono a Casa Santa Elisabetta.
Fantastica giornata; gita splendida!
Non vorrei raccontarvi, come un manuale turistico, dei luoghi francescani di Assisi che tutti conosciamo, e che forse molti hanno frequentato meglio e più spesso di me. Piuttosto mi preme sottolineare come sia stata un’occasione per tornare alla riscoperta del senso profondo del francescanesimo.
I francescani sono vessilliferi di un modello, quello della “Imitatio Christi”, che consiste nella POVERTA’, cioè la scelta di rinunciare all’accumulazione dei beni materiali.

Forse, anzi sicuramente, per noi il “non accumulare” non è una scelta, eppure è una dimensione che sentiamo  molto reale... riscoprirla secondo la visione di san Francesco dà un senso nuovo anche alla nostra quotidianità!                                                         C.